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giovedì 29 giugno 2017

in questo mese meditiamo le Gocce di luce di giugno 2009, giugno 2010, giugno 2011, giugno 2012, giugno 2013, giugno 2014, giugno 2015 e giugno 2016

Gocce di luce: Gesù parla ad un'anima

       
       

Marzo 2014

"Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all'altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia"

 

 

Ave Maria!

 

1 marzo 2014
"Signore, e quando i Paesi sono nell'indigenza e muoiono di fame?...".
Figli, non è Iddio che impoverisce;
Egli dona la Provvidenza e la materia prima per tutti"

"Mia piccola Maria, le tue preghiere sono già esaudite; Io sto operando per formare e volgere gli avvenimenti al loro compimento. Stasera il vangelo scandisce: "Non si possono servire due padroni; o si amerà l'uno e si odierà l'altro, o si seguirà uno e si rifiuterà l'altro. Non si possono unire ad un'unica sostanza due nature diverse e contrapposte: l'una prevaricherà, distruggerà l'altra. Gli uomini però sono riusciti a trovare una terza via. Una parte delle genti segue il male assoluto, e il male è tenebra che copre, con la sua oscurità, portando la sua distruzione. La moltitudine delle genti vuole e segue sia un po' di bene, ma non rinuncia ai propri interessi, e cosa non compie nel peccato per ottenerli!... Tale male compiuto ricopre, annulla, fa perdere valore al bene fatto.

Una parte ricerca il bene assoluto. Ed esso ha il potere di lavare gli errori passati, e non può che divenire un bene che evolve e cresce nell'amore, portando la sua costruzione. Come seguire il Padrone che conduce al bene? É con la fede nel Padre Celeste, la fede al suo amore per voi, la ricerca di una rapporto con la sua Persona: l'affidamento della vostra vita nelle sue mani, è seguire il suo insegnamento, vivere la rettitudine; come dice il vangelo: "Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua Giustizia, e il resto vi verrà dato in aggiunta. Iddio, nella sua benedizione, sfamerà, moltiplicandolo, ad ogni giustizia, il pane sulle mense.

Se vedeste come la moltitudine si affanna e si agita nel possedere le cose! Non è bastante il necessario alla vita, ma ricerca l'abbondanza del superfluo; e cosa non commette per averlo! Si preoccupano del lusso di molti abiti, di cibi raffinati e succulenti, del bene stare. L'Italia che è pervasa e percorsa da questa crisi, che non è solo economica ma morale, si allarma, e molti si disperano. Ma se fosse un popolo autenticamente cristiano, rivolgerebbe il cuore al Padre suo nei Cieli, pregando e ponendosi a conversione secondo i suoi Dettami, offrendo nelle sue mani la direzione di tale Paese. L'Eterno, con il suo Soffio, allontanerebbe la caligine spessa del nemico, che ottenebra le menti, sbrogliandone i nodi della corruzione intessuta dal padrone cattivo. La sua benedizione su di voi donerebbe pane, lavoro, ed ogni cosa necessaria.

Non affannatevi per il futuro! A quanti si sono adoperati, nell'angoscia, per il domani, Io vi dico: "A cosa è servita tale preoccupazione?". Molti di essi non sono giunti al tramonto del loro giorno e né all'attesa di un altro: non siete i detentori del tempo. Vivete l'oggi: il Padre Santissimo è il Dio di un presente senza fine. Lodatelo per quello che avete vissuto nel giorno trascorso e affidategli il domani che Egli forma e crea per voi. Voi mi direte: "Signore, e quando i Paesi sono nell'indigenza e muoiono di fame?...". Figli, non è Iddio che impoverisce; Egli dona la Provvidenza e la materia prima per tutti. É l'uomo che defrauda il fratello per arricchire ed avere potere. Se le terre rimangono aride, i pozzi secchi, la vita sfugge agli innocenti, i corpi vagano denutriti, soprattutto in Africa, è perché spesso c'è un popolo che non ha fede in Me e ricerca nell'idolatria, nel culto che appartiene al mio nemico, l' appagamento alla loro necessità e alla loro risposta; ed egli in cambio sparge la sua distruzione. Tornino a Me! Ti benedico".

 


4 marzo 2014
"Anime mie, seguire Cristo non è perdita ma vantaggio:
seguire Me non è sconfitta ma vittoria"

"Mia piccola Maria, tuo padre è gioioso per questa Santa Messa: una pioggia di Grazia è discesa su di lui. É a buon punto nel suo cammino e, pur nella sua purificazione, è nella gioia. Mando il tuo Angelo per il tuo saluto e il tuo messaggio. Sappi che potete mandare i vostri Angeli Custodi a dare il vostro sostegno, il vostro abbraccio, le vostre parole.

"Che me ne viene?... Che me ne viene a seguire Gesù Cristo?". Quanti cristiani lo ripetono! Simile domanda stasera nel vangelo mi pone San Pietro: "Cosa ce ne viene in cambio a noi che abbiamo lasciato per Te: case, beni, affetti, ecc…?". Ed Io rispondo: "Chi lascia tutto per Me: casa, lavoro, beni, affetti, ecc…. riceve il centuplo già qui da questa terra, insieme a persecuzioni, e la vita eterna".

Cosa ve ne viene, figli miei!?... L'Alleanza, l'amicizia con il Padre Celeste, l'effluvio della sua Grazia che vi santifica, il suo sostegno, il suo soccorso, che vi segue per l'esistenza sino ad aprirvi la porta alla gloria del Regno. Seguirmi significa anche la Croce: significa persecuzione; e quanti cristiani, alla prima difficoltà, al primo contrasto, abbandonano, mi rifiutano e rinnegano. Anime mie, seguire Cristo non è perdita ma vantaggio: seguire Me non è sconfitta ma vittoria. Le stesse persecuzioni, i dolori subiti e offerti, il frutto del loro bene è superiore alla loro pena, è maggiore nel valore che se ne ottiene nella Grazia su di voi, sulla famiglia, e che si sparge ai fratelli, è il bene che nella vostra purificazione maggiora e rende migliore l'umanità. Riceverete l'amore di Dio che, al suo abbraccio, dona la pace e la vera gioia nel cuore, pur foste nel dolore.

Seguitemi! Le orme dei miei piedi stampano, nel cammino, gemme preziose; venendomi dietro, le raccoglierete; vi costerà fatica piegarvi, ma alla fine del percorso avrete la grande scoperta, aperta la porta del Regno, … lo stupore!... Ecco, il tesoro, fattosi completo, irradia la sua piena luce, che nella sua meraviglia, godrete per l'infinito. Ti benedico".

 


5 marzo 2014
"Non cercate il plauso degli uomini, il loro beneplacito;
non ambite di voler essere stimati bravi, giusti, buoni per essi"

"Mia piccola Maria, ti sono molto vicino. Oggi inizia la Quaresima, tempo di purificazione, segno del percorso della vostra esistenza che, nella sua continua conversione, porta alla Risurrezione. Per giungervi dovete liberarvi dalle scorie del peccato, dal sudiciume del male, per essere anime pure e radiose, che possono vivere la Pasqua.

Le Ceneri vi ricordano la vostra caducità, che ha bisogno di trasformazione, che cambia e si eleva solo per mezzo di Dio che vi offre i tre mezzi di cui parla stasera il vangelo: la preghiera che deve farsi più intensa, a tu per tu con il vostro Padre Celeste e in unione con i fratelli; la carità, che è amore che lava una moltitudine di peccati; il digiuno che è offerta nel cambiamento, dono della rinuncia che si fa prezioso. Per far sì però che questi mezzi siano una primizia da offrire al Padre Santissimo siano vissuti nell'umiltà, nel nascondimento, perché sia pura, incontaminata dalla vanità del mondo, incorrotta dal suo vuoto, mantenuta sacra, intatta, degna del suo dono. Non cercate quindi il plauso degli uomini, il loro beneplacito; non ambite di voler essere stimati bravi, giusti, buoni per essi; fatelo per amore di Dio e a favore dei fratelli. Non guardatevi intorno, cercandone l'applauso.

Se vivrete ciò, la vostra via di purificazione non sarà lunga o tortuosa: voi sarete, già in questo mondo, una luce risorta. La vostra preghiera, la vostra carità, la vostra mortificazione si fanno soccorso: la mano che aiuta l'altro perché giunga a vivere anch'egli la sua Pasqua. Ti benedico".

 


8 marzo 2014
"Nel vangelo di stasera Io entro nel deserto per affrontare la mia grande battaglia
con colui che è il nemico di Dio e degli uomini di tutti i tempi"

"Mia piccola Maria, l'importante è che tu abbia avuto, con l'assoluzione, il perdono dei tuoi peccati. Credi che la tua preghiera è invece preziosa ed utile, e giunge su tuo figlio, pur nella sua situazione, a portare soccorso e benedirlo. Iddio non è, come dice il sacerdote da cui ti sei recata in confessione: colui che vive ed agisce solo in funzione della vita eterna, del suo futuro. Iddio è Padre, ed opera nel presente, entrando nel vissuto della realtà umana, potando il suo sostegno, la sua azione, la conversione. Egli si occupa anche di ciò di cui oggi ha bisogno l'uomo.

Ecco, nel vangelo di stasera Io entro nel deserto per affrontare la mia grande battaglia con colui che è il nemico di Dio e degli uomini di tutti i tempi. Sottopongo la mia umanità, accogliendo il gelo, la fame, le tentazioni, la solitudine, gli attacchi terribili del demonio, e ne ho vittoria nella mia risposta nell'obbedienza; mi sottopongo all'estrema ed estenuante lotta con lui, e vinco nell'obbedienza al Padre. Ho lottato per voi, per far sì che, per i meriti di questa vittoria voi, nei tempi di prova e di attacchi da parte del nemico, ne siate vittoriosi. Chiedete per i meriti del mio dolore sofferto, dolore che è amore: unitevi la vostra orazione ed offerta, ed Io agisco, lavoro nelle coscienze, smuovo i cuori, preparo gli eventi per condurre tutto a liberazione, guarigione e conversione. La vostra preghiera e offerta porta al cambiamento.

Quando siete dinanzi a situazioni senza uscita, quando i vostri figli vi fanno soffrire e non ascoltano, e tutto sembra irremovibile, fermo, immutabile nel suo male, voi perseverate nella preghiera: è condizione simile al ferro rigido, duro, che non si plasma; voi, nella vostra intercessione, date a Me: in questo modo l'immergete nel mio Fuoco divino, e vi fate, con le vostre lacrime e le vostre preci, martelli che continuano a battere sopra il ferro che, nel tempo si piega, si modella, e prende forma; e il ferro che prima poteva solo colpire diviene utensile utile per il bene comune. Chiedete non perché a ciò che viene chiesto è pretenzioso il suo avere, ma perché se ciò che chiedete è cosa buona e santa, da Padre, come non poter accogliere? Persistete! La porta prima o poi si apre. Pregate ed offrite per i miei meriti, per la mia sofferenza, per la vittoria nel deserto contro il demonio… A quanti giungerà la liberazione! Ti benedico".

 


12 marzo 2014
"Quanto fariseismo nella Chiesa! Molti, anche nelle parrocchie, ad un posto dato,
invece di un servizio, lo valutano e lo vivono come un podio"

"Mia piccola Maria, non rammaricartene! Certi rigorismi a formalità nella Chiesa non mi appartengono, non sono miei. Accettane la mortificazione; una mortificazione accolta che deriva dall'incomprensione, dall'ingiustizia, ha molto valore: scardina l'anima sino alle viscere, e la fa crescere. Quanto è duro però accettarla! In questo tempo di quaresima in cui vi è più richiesta un'intensità maggiore nella preghiera, nella carità e nella penitenza, Io vi dico che è più facile accogliere una penitenza fisica, una rinuncia corporale, che una mortificazione morale e spirituale, poiché essa dà dolore all'anima, dà confronto, evidenzia la vostra povera realtà ma, se offerta, v'innalza nello spirito.

Quante anime, in questo periodo, offrono le loro orazioni, danno i loro oboli e fioretti, ma non cambiano il cuore, non si pongono a conversione: rimangono trincerati nelle loro idee; ritengono di avere sempre ragione, impongono il loro modo di vedere nel quale restringono Dio stesso e lo impongono agli altri; non si mettono in discussione, non hanno capacità d'ascolto e il loro cuore rimane duro. A parole dichiarano di essere peccatori, ma nel loro intimo si ritengono dei grandi giusti!

Quanto fariseismo nella Chiesa! Molti, anche nelle parrocchie, ad un posto dato, invece di un servizio, lo valutano e lo vivono come un podio; invece di mettersi il grembiule detengono un autoritarismo sui fedeli, e credono poi di aver offerto un servizio a Dio. Chiusi nei loro ragionamenti, nelle angustezze del loro pensiero, non cambiano, mentre il Padre Celeste è Colui che apre le braccia, le dilata, abbraccia, e continuamente arricchisce della sua Sapienza. Chi si converte? Chi si fa povero, chi comprende i propri limiti, chi sa ascoltare, è umile, non porta il discorso sempre su sé stesso e non dà rilievo alla sua persona.

Ninive stasera, nella Santa Parola, si pone in umiltà, si ricopre di cenere e fa penitenza: riconosce il proprio peccato, chiede a Dio il suo perdono, cambia la sua condotta nella prospettiva non propria ma del Creatore. E cos'è il segno di Giona nel vangelo? É vivere, accogliendo la mortificazione di un'offerta che passa nel buio del ventre della balena, attraverso la prova, la solitudine, l'ingiustizia, le crisi e i dubbi di fede, l'incomprensione, ecc… , ma nell'attesa di una speranza, che è certezza, della sua risurrezione. É questo passaggio che vi pone nell'opera di cambiamento che vi fa risorgere. L'offerta di tale avvilimento è mortificazione che, mediante la preghiera, la carità, la penitenza, deve essere e divenire un dono. Ha valore nell'amore dato. L'amore vale più di mille sacrifici. É dal cuore che nasce il cuore, è dall'amore la capacità di far amare; è dalla ricerca del vero, dell'onestà di coscienza che nasce l'autentica conversione. Ti benedico".

 


15 marzo 2014
"E come avere più fede e non essere smarriti?
Il vangelo stasera vi risponde nella mia Trasfigurazione"

"Mia piccola Maria, Io sono in te e tu sei in Me. Ti sono accanto nonostante la tua poca fede e il tuo smarrimento. E come avere più fede e non essere smarriti? Il vangelo stasera vi risponde nella mia Trasfigurazione: nella contemplazione, nell'adorazione di Dio, nell' incontro e nella fusione con Lui voi venite arricchiti nella fede. Nello smarrimento vi viene data la luce che è certezza della via da seguire, la capacità di amare. E come poter venire a questo incontro? La prima lettura vi insegna: il Padre Santissimo chiama Abramo: "Abramo, Abramo lascia la tua terra!". E Abramo abbandona tutto per seguire il cammino che lo conduce al paese promesso da Dio. Lasciate la vostra terra, il vostro mondo, i vostri schemi! Lasciate il vostro io per abbandonarvi alla Volontà divina e seguire la via della meta che Egli ha tracciato per voi, per mettervi in cammino, in un'ascesa al monte dello Spirito che aiuta ad elevarvi dalla vostra povera umanità, liberandovi, nella fatica, nel sacrificio che costa la salita dalle vostre zavorre, dai vostri pesi e impedimenti nel male che impediscono il mio incontro. In questo percorso di purificazione e di elevazione voi vi rendete liberi, scevrati, svuotati di voi stessi, resi atti alla visione del godimento della bellezza dell'Eterno.

É qui che, giunti a questo incontro con Me, vostro Signore, nella mia Trasfigurazione vi rendo trasfigurati delle mie doti: vi dono fede, vigore, forza, certezza, energia, entusiasmo perché, ritemprati e rinvigoriti come soldati armati e provvisti, possiate ridiscendere dal monte per andare nel mondo, difesi dalle armi mie, pronti alle battaglie che vi faranno gli uomini e gli attacchi del nemico. Senza di Me non potete nulla, ma con Me, trasfigurati dalla mia Luce, che acceca le tenebre del male, non c'è che la vittoria. E come dico nel vangelo di stasera agli Apostoli timorosi e smarristi: "Alzatevi e non temete!". Ti benedico".

 


19 marzo 2014
"Consacratevi al Cuore buono e santo di Giuseppe!
Affidate voi stessi, la crescita dei vostri figli, le vostre famiglie, le vostre parrocchie"

"Mia piccola Maria, San Giuseppe ti è vicino e ti ama. Oggi la Chiesa volge il suo sguardo a San Giuseppe, al mio forte e tenerissimo Padre. Egli porta in sé l'impronta, lo stampo trasmesso dalla Paternità di Dio e ne fa le veci nella sua paternità umana, espressa e vissuta con Me, il Figlio dell'Altissimo. "Ti ho costituito Padre di molti popoli", dice la seconda lettura, non soltanto riferito ad Abramo, ma propria anche su San Giuseppe che, per la Grazia e i meriti partecipati nella sua Paternità, ha ricevuto e si è accreditata la potenzialità di una paternità universale, diffusa e maggiorata, che ha autorità e grazie di bene su tutta l'umanità. Egli è Padre delle creature, Padre sulla Chiesa, sul Sacerdozio come nelle famiglie, ecc… Giuseppe è il tutore di voi, di cui si prende cura e mai vi abbandona. Tale universale e nobile paternità è stata ricevuta, ma anche ottenuta per le virtù, per le qualità eccelse di Lui, che manifesta in Sé e trasmette gli attributi dell'autorevolezza amorosa del Padre Celeste. Per l'obbedienza vissuta Egli è l'obbediente che si abbandona totalmente alla volontà divina: pur dinanzi al mistero, alle situazioni inesplicabili, alle difficoltà che sembrano senza via d'uscita, si affida completamente al Signore Iddio.

Giuseppe è il castissimo nell'intera persona da sempre che, per ispirazione dello Spirito Santo, si consacra per essere sua appartenenza totale, e che prosegue, con il medesimo consenso della sua Sposa per la vita. Giuseppe è il fedele, l'umile, il giusto, poiché adempie a tutta la Sacra Legge, irrorandola di una straordinaria carità e una profonda misericordia; nessuno, chiedendo a Lui soccorso, tornò senza il suo aiuto. Virtù che qualificano un uomo forte, virile, e non la debolezza di un povero anziano, intessuto però di una grande sensibilità e tenerezza, manifestata nella generosità del cuore e nell'amorevole cura, nel rispetto degli altrui sentimenti.

Giuseppe è come una pianta vigorosa, possente, simile ad una quercia secolare, che affonda nelle viscere della sostanza della natura di Dio e ne assorbe le proprietà: che esprime nella sua florida e ridente fioritura, che incanta nel suo splendore e nel copioso e abbondante frutto sì da far piegare i suoi rami in modo che sia più facile la raccolta per i figli. Giuseppe è la mano solida, robusta, autorevole, che non trema, non tentenna, indica la via, insegna, ma non cambia sentiero; ma è pure la mano che avvolge le spalle e vi sostiene, la mano che vi accarezza per darvi la sua consolazione.

Andate a Lui, ponetevi sotto l'ombra della sua pianta, e ne riceverete il nutrimento e la protezione. Stringendogli la mano, vi prenderà l'onore di essere tutore nella vita e persino a ciò che vi è caro: non permetterà che vi perdiate, e maggiorerà il vostro bene per la vita eterna.

Consacratevi al Cuore buono e santo di Giuseppe! Affidate voi stessi, la crescita dei vostri figli, le vostre famiglie, le vostre parrocchie, il sacerdozio, il lavoro, la malattia e la morte. San Giuseppe ne ha la facoltà. Iddio si fida così tanto di Lui da avergli affidato i suoi Beni più preziosi, da avere molto potere ed ascendente sul suo Cuore. Partecipando della sua Paternità santa, affidandosi a Giuseppe, Egli v'innalza, dalla sua umana, per volgervi alla Paternità suprema dell'Altissimo: a riceverla, ad amarla, a servirla. In Giuseppe rivivrete e scoprirete la bontà infinita del Padre dei Cieli. Ti benedico".

 


23 marzo 2014
"Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all'altra,
non solo sorgente, ma fiumi di Grazia"

"Mia piccola Maria, ti sei trovata bene… ne hai trovato uno buono? Sì, essere cristiani è difficile, se vogliamo fare da soli, se ci si pone in prima persona, ma se ci si abbandona a Dio, tutto diviene lieve e semplice. Ciò è simile ad una sorgente nativa il cui passaggio è ostruito da un masso: a fatica ne passano pochi rivoli d'acqua ma, tolto il masso del proprio io, l'acqua torna a fluire e a scorrere velocemente.

Stasera il vangelo vi presenta il mio incontro con la Samaritana. Io l'attendevo al pozzo e, giuntavi, le chiesi: "Dammi da bere!", in modo che, da un atto di carità, Io trovi lo spunto per condurla, da uno stadio di vita naturale ed istintiva ad un altro che si eleva nello Spirito: da un'acqua creata, dalla sete umana, all'approfondimento della conoscenza di un'acqua mistica, che è l'acqua della mia Grazia. Così come il corpo umano: un organismo non può vivere senza bere e, in poco tempo senza acqua, muore; ugualmente le piante, se non ne ricevono, avvizziscono e si fanno sterili, i terreni non danno raccolto e divengono un deserto; lo stesso l'anima, se non si abbevera dell'acqua della Grazia, si fa agonizzante fino a perire.

Come ricevere quest'acqua salutare? Vivendo il mio Vangelo, nei Sacramenti, nella Comunione partecipata alla mia Persona. "Dammi da bere!", chiesi alla Samaritana, ma lo chiedo anche a voi. Anch'Io ho sete, ho sete d'amore: sono l'arsura dell'amore che si disseta e si placa nel vostro; e nel darmi quest'intimità affettiva Io vi travaso il mio in un comunione scambievole che vi arricchisce dei tesori della mia Grazia, che è acqua viva che sgorga in Me e fa rinascere a vita nuova, sopranaturale. La Samaritana attendeva questa vita ricreata dal Messia, dal Cristo atteso, ed Io le dichiarai: "Sono Io, Colui che ti parla!".

Dico a voi: "Avete questa sete? Volete bere? Desiderate, volete di quest'Acqua viva? Sono ancora Io il Signore che adesso parlo a voi. Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all'altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia che, nella mia ulteriore conoscenza, vi conducono alla mia intimità, ad amarmi, per attingere a piene mani di quello Spirito e Sapienza che vi aiuta a santificarvi.

Io mi rapportavo con la Samaritana in modo diretto, a tu per tu, semplicemente: non venivo a condannarla ma a richiamarla a verità. Sempre mi trovavo in rapporto con le donne, similitudine alla mia natura; il colloquio era in linea con il mio Cuore, dato che esse agivano e vivevano nell'intento e finalizzate al cuore: più aperte alla disponibilità, alla misericordia, al dono, a dare vita. Le donne mi sono più complementari a differenza dell'uomo con cui il rapporto era ed è spesso ostacolato e duro poiché infrange nelle vedute della ragione e dell'orgoglio.

Per mezzo di questa apertura dello spirito Io posso entrare ed operare, anche se richiesi alla Samaritana una revisione della propria vita, che si disponesse alla Volontà divina, che è ciò che è bene. Fatelo! Allora si apriranno, da pur una fessura, il passaggio non solo di Gocce di acqua viva, ma scorreranno correnti di acque ricche ed impetuose della mia Grazia che conducono a santificazione. Ti benedico".

 


24 marzo 2014
"Se nella Madonna questo processo dell'Incarnazione è avvenuto in pochi secondi…
per gli uomini questo processo è più lungo"

"Mia piccola Maria, tuo padre si è fatto prossimo alla porta del Paradiso e già contempla e ne intravede la luce di Dio. Stasera, alla sua vigilia, voi celebrate l'Annunciazione del Signore, l'Annuncio di Gabriele a Maria. Ecco, la storia e il tempo rimasero per alcuni istanti come sospesi ad un filo, nel silenzio e nell'attesa della risposta di una Fanciulla, una Fanciulla Vergine, pura, umile, nascosta al mondo, ma di una straordinaria bellezza celestiale di cui l'esterno, nelle sue fattezze, ne riflette lo splendore e a cui lo sguardo del Padre si compiace e glorifica. A quell'Annuncio Maria rimane piena di stupore, sconcertata: conosceva le Sacre Scritture, la profezia di Isaia: "la Vergine concepirà un Figlio, che si chiamerà Emanuele", e diceva tra Sé: "Chi sarà mai questa mirabile Creatura?", non pensando mai a Lei, riconoscendosi che fosse tale creatura. Offre però il suo Sì, offre la sua disponibilità poiché, abbandonata alla Volontà di Dio, divenisse strumento nelle sue mani per la salvezza degli uomini.

Al suo consenso Maria dona una nuova creazione nella Nascita del Redentore. Lo Spirito di Dio entra in Lei e ne riceve le Carni sue. Ma la Madre Santissima non si ritiene detentrice nemmeno della sua Maternità, offrendosi a suo servizio: rimane Maria come un'infante, nella sua gestazione: piccola Bimba a sua volta immersa nel Grembo, nelle Acque creative dell'Onnipotente, per far sì che Iddio, attraverso di Lei, potesse continuamente creare e trasmettere vita, per gestire le creature e portarle alla Grazia. Ella ricopre e cura la sua Maternità come uno scrigno prezioso da conservare, come primizia celestiale all'unico sguardo geloso del Padre Santissimo, lasciando a Lui quando e come lo voglia svelare.

Come poter vivere voi il vostro annuncio in Dio ed incarnarlo? Facendovi simili alla Madre Santissima: vergini nell'animo, casti nel corpo, poveri, umili, nascosti alle borie del mondo. In questo stato acquisito Gesù, Io vostro Signore, vengo ad abitare nel vostro cuore. Dovrete poi non ritenervi detentori dei doni di Dio, ma porli a suo servizio.

Se nella Madonna questo processo dell'Incarnazione è avvenuto in pochi secondi e poi mantenuto perennemente, dato che Lei è sempre, e tutt'ora, gravida nello Spirito Santo, per gli uomini questo processo è più lungo: a volte dura l'acquisizione dell'intera vita; altre volte continua nel Purgatorio, dato che, se non è avvenuta la fusione con la divinità non c'è nascita al Regno dei Cieli. E due sono i segreti per attuarla: unirsi alla Madonna, prendendola per Madre e assimilarsi al suo Cuore, e farvi bambini, creature che, pur nati al mondo e fattisi adulti, devono vivere il processo inverso di un'infanzia nell'anima: farsi piccoli feti che si lasciano immergere nel Grembo della Madre, che vi formerà a nascere per il Cielo. Diverrete e sarete parte di Me: mia Carne, mio Sangue, mia Anima, Mente e Cuore, mio Spirito. Ti benedico".

 


28 marzo 2014
"Nell'Amore di Dio è la felicità. Quando l' uomo è felice? Quando ama!"

"Mia piccola Maria, stasera nel Vangelo mi si accostano e mi chiedono: "Signore, qual' è il primo dei Comandamenti?". Ed Io rispondo: "Il primo e il più grande è: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le tue forze. Il secondo è simile al primo: amerai il tuo prossimo come te stesso". Nell'Amore di Dio è la felicità! Quando l' uomo è felice? Quando ama! Allora l'esistenza nelle sue varie realtà prende senso, si arricchisce della bellezza e dei suoi colori, diviene come un motore, che si accende nell' entusiasmo. L'amore di Dio ne è la completezza, il fulcro, l'essenza.

Dio è Amore. Come poterlo ricevere? Dipende dalla vostra disposizione, dal vostro desiderio, dall' ascolto: "Ascolta Israele, Ascolta!", ed è un ascolto che deve integrare tutto l'essere: il cuore, la mente, le mani. Più ci si pone in questo atteggiamento, più si vive accanto al Signore e lo si desidera, tanto più Egli ve lo offre e ve lo travasa in abbondanza. Simile ad una corrente di energia che trapassa la persona e ne permea la mente, al cui pensiero da luce nella verità, ne colma il cuore nei suoi sentimenti e lo accende nell'ardore, perché ne corrisponda a lui nella sua comunione, nella partecipazione e misericordia ai fratelli. Ne dà forza all'agire perché ne dia concretezza nel suo dono.

La seconda disposizione è riconoscere nel Signore il suo unico Dio, che è viverne la priorità, liberandosi dall'idolatria del proprio io, che ricerca gli altri idoli nel mondo in funzione sempre di sé stesso. É una corsa alla felicità per compensare quel vortice di vuoto che affama, cercando nei suoi idoli, che non appagano e non saziano.

Nell'amore di Dio, l'uomo si realizza e da motivazione e compimento alla sua vita; anche nel suo dolore la pena è conglobalizzata, sublimata nell'amore, da divenire unità, l'unica essenza che si fa offerta: ove il sacrificio, ove l'olocausto, dato che nel dono esso si fa gioia. Ti benedico".

 


29 marzo 2014
"Quando l'umanità mi accoglierà come suo Cristo Signore,
nella mia luce diffusa nei cuori, si vivrà il bene, la giustizia e la verità sull'intera terra"

"Mia piccola Maria, si che voglio, si che voglio sanare queste creature. Guardo la terra e la vedo ricoperta e permeata di oscurità, pur illuminata dal pieno giorno. Le moltitudini delle genti vivono pervase e occupate nelle tenebre dello spirito, perché non accolgono, non riconoscono Me, Cristo Signore, luce del Mondo. Non riescono a vedermi, dato che i loro occhi sono ostruiti dalle cataratte dei loro peccati, accecati e chiusi dalla corruzione del loro comportamento; non filtra la mia luce, anche dinanzi a prodigi e segni divini. Quando solo si riconosce il proprio peccato e ci si va a lavare nella piscina del proprio pentimento, nel lavacro della Confessione, liberati da tali massi che impediscono di riconoscermi, la mia luce passa e porta chiarore alla vista dell'anima. Il Mondo dà visibilità all'esteriorità, Io nell'interiorità do luce allo Spirito.

Samuele nella Santa Parola di stasera vaglia i figli di Jesse alla ricerca dell'Unto di Dio, e lo ritrova nel più piccolo e dimenticato di essi, non tenuto nemmeno di conto, che sarà il futuro re: in Davide. L'Eterno gli dichiara: "Gli uomini guardano all'apparenza, Iddio guarda al cuore". É nel cuore la vostra luce! E per mantenerla, per irradiarla, così come vi indica San Paolo, dovete ricercare di vivere ciò che a Dio compiace: il bene, la giustizia, la verità! Virtù che sono i falò che illuminano e portano di Me immagine e significato.

Nel Vangelo risano un cieco dalla nascita, conosciuto da tutti per essere tale, dato che, dalla sua più giovane età, era dedito a chiedere la carità tra la gente; eppure gli uomini, pur dinnanzi al prodigio del recupero della vista, lo combattono, lo ostruiscono, lo cacciano. Non possono accreditare a guarigione miracolosa, poiché dovrebbero riconoscere in esso anche Colui che l' ha compiuta come Inviato di Dio: riconoscere in questo evento il suo Dito divino che opera in Me e, riconoscendolo, dovrebbero anche accogliervi il messaggio che porto e che richiede il suo cambiamento.

Io vado incontro a questo mio povero figlio per dargli, oltre la vista degli occhi, la luce della Fede: "Credi tu nel Figlio dell'uomo?", ed egli mi risponde: "Si credo, Signore!", e si prostra dinanzi a Me, adorandomi riconoscente.

Dico a voi: "Credete che Io sono il Signore?". Allora ponetevi prostrandovi nell'adorazione e nel servizio, e riceverete, conserverete e sarete diffusori della mia luce.

Quando l' umanità mi accoglierà come suo Cristo Signore, nella mia luce diffusa nei cuori, si vivrà il bene, la giustizia e la verità sull'intera terra. Ti benedico".