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mercoledì 28 settembre 2016

in questo mese meditiamo le Gocce di luce di settembre 1997, settembre 2008, settembre 2009, settembre 2010, settembre 2011, settembre 2012, settembre 2013, settembre 2014 e settembre 2015

Gocce di luce: Gesù parla ad un'anima

 

Questi insegnamenti spirituali li ho ricopiati, letteralmente, così come sono stati scritti, nei quaderni di una mamma di famiglia, che è una semplice casalinga; conosce soltanto il catechismo che ha fatto, da bambina, per la sua prima Comunione e per la Cresima. Ella vive in povertà, nel totale nascondimento e vuol restare nell'assoluto anonimato. Si tratta di locuzioni interiori, di cui ella viene privilegiata, da anni, quasi esclusivamente durante il ringraziamento alla Santa Comunione Eucaristica: Gesù, con voce bellissima, le parla, chiamandola: "mia piccola Maria". Le parole di Gesù le scendono nel cuore come gocce risplendenti di luce e in una grande pace. Ella ascolta in silenzio, adorando. E poi scriverà tutto sul suo quaderno e in fretta, perché a casa deve preparare la cena per la sua famiglia. Questo dono non è soltanto per suo beneficio spirituale, ma è per la Chiesa, è per tutti e specialmente per noi sacerdoti. Ed è per questo che mi sono deciso, dopo tanto tempo di riflessione, di preghiera e dopo essermi consigliato, a farlo conoscere. Quest'anima la seguo spiritualmente dal 2000, e posso garantire, davanti a Dio e alla mia coscienza, sulla sua sincerità e sulla sua autentica e sofferta vita cristiana.

don Armando Maria      donarmando@silvestrini.org

Gocce di luce e don Armando Maria Loffredi su Facebook    http://www.facebook.com/don.maria.5

 

 

 

Ecco la lettera della piccola Maria che può essere anche d'introduzione a tutta quest'Opera di Gesù, che è dono assai prezioso per i sacerdoti e per la Chiesa Santa di Dio:

"Ma perché a me, Signore?"

"Molte volte don Armando mi ha chiesto di scrivere e spiegare come avviene questo fenomeno spirituale nel mio cuore, e sono giunta al tempo per poterlo descrivere. Come mi è possibile? E come è presente l'aiuto di Dio? Così ebbe inizio:

-Già da molti anni prima, dopo diciamo aver riscoperto la fede da una prima giovinezza di lontananza ed un incontro più profondo con la Persona di Gesù, mi accadeva che nella preghiera, dinanzi ad Immagini Sacre, nelle chiese accanto a tombe di Santi, oppure quando il raccoglimento era stato intenso, intimo, particolarmente nel meditare i Misteri della Passione del Signore, nel mio cuore entrava il discorso di un Altro che era la risposta anche alle mie domande; e comprendevo che dovevano venire da qualcosa che apparteneva allo Spirito. Io comunque ho cercato di non dar peso a questo fenomeno, di tralasciare, e di non dargli nessuna importanza; passato il momento, cercavo di dimenticare, e pensavo che fosse una autosuggestione.

Ma in seguito, dato che persisteva, ho cominciato a darmene pensiero, e così mi sono recata a chiedere a qualche sacerdote; ma appena abbozzato il problema: chi mi ha dato della malata per cui sarei dovuta recarmi da uno specialista del settore, chi mi diceva che ero vessata dal demonio e che perciò avrei dovuto prendere benedizioni ed esorcismi. Io ho seguito i consigli dei vari sacerdoti, ma non è uscito nessun male né psichico e né del maligno. E mi ripetevo: "Signore, cosa vuoi da me? Se tutto ciò non ti appartiene allontanamelo". Illuminata, credo, ho allora iniziato a discorrere e a parlare con Gesù Eucaristia, e mi dicevo: "Qui nell'Eucaristia c'è solo Dio, e perciò non c'è inganno!", e Gli dicevo, ricevendolo: "Signore, io non sento niente, fatti sentire, rispondimi, fammi capire!". E così, quasi senza nemmeno rendermene conto, e in modo talmente naturale, mi sono posta in ascolto, lasciando il mio cuore in silenzio, perché fosse Lui ad avere tutto lo spazio e l'attenzione. Ed ho iniziato ad ascoltare dei brevi colloqui, simili a pensieri che sono parole suggerite nel cuore: è un Pensiero che parla, parla, e comprendo se è voce maschile o femminile, se Gesù o, qualche volta, la Madonna, o un Santo. É un Pensiero che si esprime e ama. Comunione dopo Comunione, i discorsi si sono fatti più lunghi ed io più atta alla recezione; come ad un bimbo a cui prima si insegna con delle brevi paroline e poi, quando cresce la sua comprensione, si può passare a colloqui più estesi e completi.

Durante la Santa Messa, mentre ascolto la Santa Parola, da povera donna di poca fede, preoccupata mi dico: "Ma cosa si potrà mai dire su questa Parola?". Ma alla fine della sua lettura Gesù già inizia il suo Insegnamento, lasciandomi però sempre libera se pormi in suo ascolto ed accoglierlo, per i miei stati d'animo; se desidero ascoltare l'omelia del sacerdote o se no, perché impossibilitata da eventi o da persone. Questa Voce non ti estranea mai da ciò che vivi. Si segue la Santa Messa: Egli parla ed io ascolto, ma partecipo. Solo durante la Consacrazione c'è il silenzio d'adorazione.

Mi capita anche che spesso, ma non sempre, secondo certi periodi, mi divenga duro raggiungere l'altare per ricevere Gesù e, mentre vedo gli altri fare la fila sereni, io a volte vengo tormentata, faccio fatica, giungo prostrata da una specie di combattimento, e cerco quasi di correre: sembra così lontano quel traguardo per fare la Comunione, cercando di nascondere il più possibile il mio disagio, paonazza e sudata come chi ha fatto una grande conquista, e ne offro l'umiliazione al Signore. Raggiuntolo, e ricevutolo gioiosa Gli dico: "Ce l'abbiamo fatta anche stavolta!". Oppure, poiché il tratto è così arduo da raggiungere, seppur di pochi metri, Gli dico da lontano: "Aiutami, e fa che nessuno se ne accorga!". Per questo amo molto più le Messe feriali, più intime che le grandi Celebrazioni in mezzo a tanta folla (è per questo che a volte ella preferisce partecipare alla Santa Messa prefestiva n. d. r.). Quante volte mi sono detta: "No, oggi no, resto seduta, così non devo affrontare tanto disagio e lotta!", ma poi qualcosa di forte mi spinge, mi sento vile verso il mio Amore, e vado.

Appena fatta la Comunione, Gli offro le mie intenzioni, ed Egli le accoglie e le benedice, e poi inizia: "Mia piccola Maria…". É come una pioggia, una valanga che mi si versa addosso, che conferma ciò che già prima ne aveva avviato il discorso, durante la Santa Messa, e lo approfondisce e lo amplia: riversa in me un fiume che non riesco a contenere tutto. Il contenuto che poi scrivo è fedele a sé, le parole ascoltate sono quelle, ma non tutte: non riesco sempre bene a specificare, nella sua completezza e senza errori, così come mi sono state dette, e riuscire a mantenerle nel mio cuore e nella mia memoria, se non ci fosse una grazia di Dio a sostenermi e riportarle. Gesù Eucaristico si adegua alle nostre possibilità e capacità di cognizione, e ai tempi della Liturgia, anche se il suo discorso continua nel cuore anche durante quello che dovrebbe essere il silenzio del ringraziamento. Purtroppo esso è accompagnato da molta dispersione: mormorio comune, tante parole umane, e ci sono pure gli avvisi del sacerdote, che precocemente lo interrompono. Per poter mantenere tanto tesoro e non disperderlo lo devi rimeditare in te fino a casa per poterlo più fedelmente trascrivere, e fuggire dalla chiesa poiché dopo la Messa tutto porta alla sua dimenticanza, al frastuono, ai saluti, mentre Gesù è ancora nel cuore.

Dio si rivela nel silenzio, e spesso è un tormento meditare e rimanere chiusi alla sua intimità, mentre tutt'intorno è distrazione e rumore, e bisogna lottare per stare in un cantuccio, in disparte, quando invece spesso anime buone vengono continuamente a disturbare per trattenersi con te. Com'è buono il Signore, che in tutto questo dà aiuto e dà grazia perché ne sia preservata la sua Opera, la quale viene proprio ad insegnare che, ancor prima della preghiera comunitaria e della comunione fraterna, Egli che è un Dio innamorato: cerca l'intimità e la comunione con la sua creatura, che siamo ognuno di noi.

Ho scritto ovunque in questi 20 anni, tornando a casa dopo la Santa Messa: sugli autobus, seduta sugli scalini della chiesa o sui marciapiedi, nascosta nei bagni, o di corsa per giungere a casa e chiudermi in camera tra le richieste impellenti di quelli di famiglia che ti cercano per i servizi e per la cena.

Mi sono detta mille volte: "Ma perché a me, Signore?". Non sono una santa. Quando leggo le storie di qualche Santo mi sento rabbrividire e dico: "Che abisso tra me e loro!". Non sono né meglio né peggio degli altri: sono una qualunque al cui sguardo chi noterebbe qualcosa di diverso? Non sono nemmeno adatta: non ho studiato niente di questi argomenti se non quel poco di catechismo che ho fatto da bambina; non ho mezzi: scrivo solo, non uso computer e non leggo niente di ciò che viene pubblicato ma mi viene solo riferito da don Armando su quello che ho scritto. Ci sono anime più belle, più sacrificate e meritorie, anime sante: io ho tanti difetti e ancora mi lamento quando le cose non vanno come voglio io… Perché a me? Ho pensato: proprio perché non sono nessuno, il mondo non mi vede e non ho niente, nemmeno virtù e meriti da presentare, in modo che solo Iddio ne possa spiccare e risaltarne. Chi potrebbe scrivere tali cose, e sì tanta mole… Io sono solo una povera ignorante!

E penso che Iddio oggi voglia dire a me e a tutti: "Non vengo per i Santi, che già lo sono, ma vengo per i poveri peccatori, limitati, fragili, ma amati". Egli non viene a me, e a voi, perché meritevoli, ma perché bisognosi. E a me, fra tanti che ricevono altri carismi, ne dona uno in cui viene a dire: "Questo dono lo faccio a lei per dirvi che: è con ognuno di voi che vorrei farlo!".

Lo chiamo "Diario" quello dei primi anni di Gocce di luce (inizia nel 1996) perché il Signore inizia con me un discorso di unione e di amicizia, ma lo vuole offrire a tutti: richiama all'incontro, a stabilire un rapporto, conoscersi per comunicare, partecipare l'uno dell'altro, che è entrare in fusione, in confidenza amorevole. I colloqui sono ripetitivi come ripetitivo è l'amore che mai si stanca, a chi si ama, di dirgli: "ti voglio bene!". É comprendere come Egli, entrando in contatto a tu per tu, ci voglia conquistare il cuore e, conquistato, sono nozze per sempre. Se prima non si attua questo incontro, se non c'è l'ascolto, non c'è adesione al suo Insegnamento.

Nel tempo che prosegue, dal tu si passa al voi, dato che da un rapporto d'amore nascono i figli che partecipano e debbono vivere la medesima familiarità. Ed Egli continua insegnando, attestando il Vangelo ed arricchendolo perché, come dice, la Sapienza divina è infinita, come anche la sua Conoscenza. Quel che Gesù viene a dire a Me è per tutti: lo dice anche a voi! Ed ognuno è una "piccola Maria", se raccogliamo tali Gocce di luce e ne illuminiamo l'anima nostra.

Colui che si presenta a me è sì un Dio che è Risorto e Vittorioso, ma ancora qui Crocifisso, un Dio bistrattato e non amato, e particolarmente, come vorrebbe, dalla sua Chiesa; ed è per questo che si rivolge soprattutto ai sacerdoti che, se acquisiscono questa intimità con il Signore e riscoprono una maternità vissuta con la Madonna, si faranno, non solo Santi, ma generatori di anime, Padri veri di innumerevoli figli nello Spirito per far rinascere una Chiesa conforme al Cuore divino di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, come Loro desiderano.

Gocce di luce è un altro grande dono di Misericordia del Cielo, di un Dio che non si stanca di parlare all'uomo: non mandatelo sprecato! E non fate che sia solo un dire: "Oh, quanto sono belle queste parole!", ma poi dimenticate e non vissute. É un suo dono ma, perdonate la mia superbia: c'è anche dentro, unito e fuso, non solo la gioia nel riceverle per il bene che può portare, ma è anche scritto con il sangue del sacrificio della mia vita. Spesso combatto perché io per prima vado in crisi: vengo oscurata e oppressa dal nemico, e a volte credo che sia un suo inganno e mi tormento, chiedendo perdono al Signore perché io mi sia permessa di scrivere tali cose. E, se non avessi sacerdoti a darmene luce e conferma, non continuerei.

Ciò che mi conforta è questa obbedienza che mi libera. Lo faccio come un servizio: se mi si chiede di continuare ascolto e scrivo, se mi si chiedesse di smettere, mi fermerei. Non ho altro motivo che non sia per la gloria di Dio e il bene dei fratelli.

Questo dono costa incomprensioni e abbandoni da quelli da cui attendevi affetto e sostegno proprio perché cari, sia che non condividano o che condividano la stessa fede. Se sapeste cosa si scatena in casa, e spesso in concomitanza alla pubblicazione delle Gocce di luce, ogni mese! Si paga con una solitudine amara e pur amata, se ho potuto, in questo stato, stare accanto a Gesù, a raccogliere queste sue Gocce di sudore di sangue nel Getsemani; ma do proprio poco, e me ne rammarico. Aiutatemi voi a fargli compagnia!

Dico sempre che ognuno di noi ha il suo posto nel cammino della Vita di Gesù: chi nella sua santa Infanzia, chi nel lavoro della sua Giovinezza, chi nella sua Predicazione, chi con Lui cura e sana i malati, ecc… Il mio è un posticino piccolo nell'orto, accanto a Lui che sostiene me e, mentre prima mi demoralizzavo quando soprattutto leggevo qualche narrazione della Vita dei Santi, che mi lasciava meravigliata, ma anche spaventata da tante grandezze e perfezioni, ora io dico: non tutti siamo nati per essere dei bastimenti o navi da crociere: ci sono anche le barchette. Il Signore guarda anche esse: io sono una barchetta, e non credo di poter essere altro. Ma pure le barchette navigano e galleggiano nel mare di Dio, ed anch'esse debbono affrontare il sereno o le onde impetuose, e fare la stessa traversata. Ma tutte sono indirizzate al medesimo porto della santità, piccole o grandi che siano.

Spero vi porti bene all'anima, e vi abbraccio con tanto affetto in Gesù e Maria. Prego per voi, e voi pregate per me!".

la piccola Maria, Roma 19 marzo 2016